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Cronologia dell’Arte dalla Preistoria ai giorni nostri


ARTE PREISTORICA
Con il termine arte preistorica si intendono tutte quelle manifestazioni artistiche appartenenti al periodo preistorico, dal paleolitico fino all’età del bronzo.
Paleolitico(dal greco palaiòs, antico e lithòs pietra) 5 milioni di anni fa-10.000 a.C. : diffusione di migliaia di manufatti e di monumentali pitture parietali.
Mesolitico(da mesos medio e lithos pietra)10.000 a.C. circa: uomini e animali sono raffigurati con la tecnica del GRAFFITO  e a volte vengono composti in scene narrative, per lo più rappresentanti momenti di caccia.
Neolitico(dal greco nèos nuovo e lithòs pietra) 10.000 a.C. – III millennio a.C.: fabbricazione dei primi oggetti in ceramica, realizzazione di tessuti ottenuti da fibre vegetali, introduzione di una nuova tecnica della lavorazione della pietra, la levigatura.


LE PRIME CIVILTA’ URBANE
ARTE SUMERA 3000 a.C. 2600 a.C.
invenzione della scrittura ideografica e nascita delle città. Stilizzazione e immobilità nelle forme scultoree.
ARTE ASSIRA 2500 a.C. – 606 a.C.
arte celebrativa della potenza del monarca. Decorazioni dei grandi palazzi reali.
ARTE BABILONESE II millennio a.C.
periodo della grande architettura in mattoni che celebra i monarchi e le divinità. Nascita delle prime civiltà monumentali.
ARTE EGIZIANA 3000 a.C. – 30 a.C.
arte di carattere encomiastico e religioso. Nasce la grande statuaria in pietra, vengono stabiliti i primi canoni proporzionali per la resa della figura umana.
ARTE FENICIA XXI secolo a.C.
arte che attinge ai patrimoni artistici orientali ed egei e li diffonde tramite i commerci in tutto il Mediterraneo. Invenzione e diffusione della scrittura alfabetica.
ARTE GRECA
Per arte greca si intende l’arte della Grecia antica. Generalmente gli storici dell’arte definiscono l’arte greca come un’arte prodotta nel mondo di lingua greca in un periodo compreso tra il 1000 a.C. e il 100 a.C. circa.

ARTE MINOICA 3000 a.C. – 1450 a.C.
centralità del palazzo. In pittura si sviluppano gli stucchi decorativi, una tecnica che pone il disegno in rilievo rispetto al piano della parete.
ARTE MICENEA 1700 a.C. – 1000 a.C.
arte figurativa di forte influsso cretese. Città fortificate con al centro il Palazzo (con il mègaron),modello base da cui si svilupperà il tempio greco.
PERIODO DI FORMAZIONE – PERIODO ARCAICO 1000 a.C. - 448 a.C.
assenza dell’architettura monumentale e della grande statuaria. Grande periodo della ceramica Attica a figure nere e rosse. Nasce il Tempio Greco e vengono creati gli ordini dorico e ionico.


PERIODO SEVERO – ETA’ CLASSICA  480 a.C. – 326 a.C.
decadenza della ceramica. Tentativo di razionalizzare e codificare l’arte della ricerca di nuovi modi espressivi. Inizia il periodo classico della statuaria e dell’architettura.  Apice della scultura greca: Fidia e Policleto. Grazie alla pittura si conquista un senso di prospettiva e di chiaroscuro.
PERIODO ELLENISTICO  323 a.C. - 30 a.C. abbandono degli ideali classici.
ARTE ROMANA
ARTE DI ROMA REPUBBLICANA 753 a.C. – 23 a.C.  
diffusione dell’arco a tutto sesto, di origine orientale e largamente utilizzato dagli Etruschi. Costruzione di acquedotti monumentali basati sull’utilizzo dell’arco, che alleggerisce la struttura e permette di ottenere costruzioni molto elevate. Muri in opus quadratum, tecnica di sovrapposizione a secco di pietre squadrate. Utilizzo del cemento per realizzare costruzioni. Realizzazione della volta a botte e della cupola senza piloni di sostegno come ampliamento nello spazio dell’arco.
ARTE DI ROMA IMPERIALE 14d.C. – 476 d.C.
ARTE PALEOCRISTIANA  33 d.C. – 313 d.C.
Con la venuta del figlio di Dio fatto uomo, il luogo della dimora della Divinità tra gli uomini è la persona stessa di Cristo; questi a sua volta continua ad essere presente ed operante nel tempo attraverso coloro che credono in lui. Il tempio diventa, quindi, il simbolo stesso di Cristo. Nel IX secolo nasce il termine con il quale tuttora indichiamo i luoghi di sepoltura delle comunità cristiana, “catacombe” (dal greco katà,presso e kymbas, cavità). La loro funzione originaria fu abbandonata nel corso del V secolo condannandole alla più completa dimenticanza fino al XVI secolo.


ARTE PALEOCRISTIANA DOPO L’EDITTO DI COSTANTINO
Nascono le fondazioni costantiniane a Roma. Importanza fondamentale assume una nuova forma di pittura, il mosaico inteso come pittura di luce. Assistiamo ,inoltre, alla nascita dei cicli narrativi.


ARTE ROMANICA
L’arte romanica è quella fase dell’arte medioevale europea sviluppatasi l’XI e il XII secolo. Gli edifici rievocano i modelli dell’architettura tardo-antica. Le pareti perimetrali sono scandite in altezza da più ordini sovrapposti. Elemento caratterizzante dell’architettura è l’arco a tutto sesto. Nelle facciate delle chiese, invece, si può riscontrare la presenza di un ulteriore elemento caratterizzante, il rosone. Vengono impiegati marmi pregiati di diversi colori; marmo bianco di Carrara a Pisa e Firenze, verde a Prato.


ARTE GOTICA  fine XII-XIII- XIV secolo
Il gotico è una fase della storia dell’arte occidentale che inizia in Francia per poi diffondersi in tutta l’Europa occidentale e termina per lasciare il suo posto al linguaggio architettonico di ispirazione classica, recuperato nel Rinascimento italiano e di qui diffusosi nel resto del continente. L’architettura si fa sempre più sfarzosa e sovraccarica  di sculture. Le chiese vengono ad assumere caratteri strutturali del tutto nuovi. Archi a sesto acuto nelle volte a crociera che coprono le campate. Finestre a bifora. Archi rampanti all’esterno, lungo il corpo longitudinale e il perimetro del coro. Contrafforti sviluppati verso l’alto. Molteplicità di torri, guglie e pinnacoli. Importanza della luce, filtrata dalle vetrate, intensa come luce soprannaturale. Svuotamento delle strutture portanti, le pareti, dove trovano posto le grandi vetrate. Forte verticalismo dello spazio, con alto dislivello fra navata centrale e navate laterali.


UMANESIMO XIV secolo – XV secolo.
Con l’umanesimo l’uomo è concepito, forse per la prima volta, come  un essere libero di autodeterminarsi ed in grado di capire l’universo, in quanto dotato di ragione. Le maggiori novità nelle arti plastiche sono le seguenti: la rappresentazione dello spazio  viene ora vincolata a regole geometriche e grazie all’opera di Filippo Brunelleschi  nasce la prospettiva centrale. Anche per le arti, come per la letteratura, è importante il nuovo approccio all’antico, che viene indagato con la precisa volontà di ritrovarne lo spirito.  La nuova attenzione per l’uomo fa sì che gli artisti ne studino le proporzioni, la precisa rappresentazione anatomica, la resa dei moti dell’animo.


RINASCIMENTO seconda metà del XIV secolo – XVI secolo
L’arte del Rinascimento si sviluppò a Firenze e da qui poi si diffuse nel resto d’Italia e poi in Europa fino ai primi decenni del XVI secolo, quando ha luogo il cosiddetto “Rinascimento maturo” con le esperienze di Leonardo da Vinci, Michelangelo e Raffaello. Nel campo delle arti figurative le innovazioni rinascimentali affondavano le radici nel XIV secolo: ad esempio sulle ricerche intuitive sullo spazio di Giotto. Furono almeno tre gli elementi essenziali del nuovo stile: formulazione delle regole della prospettiva lineare centrica, che organizzava lo spazio unitariamente; attenzione all'uomo come individuo, sia nella fisionomia e nell'anatomia che nella rappresentazione delle emozioni ; ripudio degli elementi decorativi e ritorno all'essenzialità.


MANIERISMO XVI secolo
Il manierismo è una corrente artistica italiana che si ispira alla maniera, cioè lo stile, dei grandi artisti che operarono a Roma negli anni precedenti (Michelangelo Buonarroti, Raffaello Sanzio, Leonardo Da Vinci). Nella produzione “manierista” si possono distinguere due fasi: un primo periodo di rottura nei confronti della tradizione classicista; e una seconda fase in cui si evidenziano gli aspetti introdotti dall’uso della “licenza” all’interno dell’ordine normativo delle regole pittoriche, scultorie e architettoniche.


BAROCCO XVII – XVIII secolo
Il significato originale di “barocco” è <<irregolare, grottesco, contorto e bizzarro>>. Lo stile “barocco” nasce a Roma intorno al terzo decennio del seicento. Il “barocco” diviene in pochissimo tempo, grazie alla sue esuberanza, alla sua teatralità, ai suoi grandiosi effetti e alla magniloquenza profusa su ogni superficie e con ogni materiale, lo stile tanto della Chiesa cattolica che delle monarchie europee, tese verso un assolutismo che ha bisogno di esprimere il proprio potere con tutto il fasto possibile. Le caratteristiche di questo stile sono le seguenti:

ROCOCO’ XVIII secolo
Stile ornamentale sviluppatosi in Francia come evoluzione del tardo-barocco. Si distingue per la grande eleganza e la sfarzosità delle forme, caratterizzate da ondulazioni ramificate in riccioli e lievi arabeschi floreali. Sono espresse soprattutto nelle decorazioni, nell’arredamento, nella moda e nella produzione di oggetti. I motivi Rococò cercano di riprodurre il sentimento tipico della vita aristocratica libera da preoccupazioni o del romanzo leggero piuttosto che le battaglie eroiche o le  figure religiose.


NEOCLASSICISMO XVIII – XIX secolo
Il “neoclassicismo” è un movimento culturale sviluppatosi in Europa e in America. Esso nasce da un rinnovato interesse per l’arte antica, quella greco-romana in particolare. Esso, inoltre, fu caratterizzato da una particolare aderenza ai canoni classici, in ogni tipo di arte. L’arte di questo periodo acquista un valore morale e sociale, e deve spingere l’uomo alla virtù, attraverso i grandi esempi del passato, che diventano modelli di un mondo puro e incorrotto.


ROMANTICISMO XVIII – XIX secolo
Rappresentazione fedele di profonde e toccanti emozioni. Invenzione di numerosi temi e motivi. La stagione romantica, preludio all'Arte moderna propriamente detta, si configura per dei tratti essenziali che connotano, più in generale, tutta la corrente del romanticismo:

REALISMO XIX secolo
Il termine "realista", utilizzato per descrivere un'opera d'arte, ha indicato spesso la rappresentazione di oggetti o figure così fedele da poter anche risultare "sgradevole", specie se contrapposta a canoni di bellezza classica. È frequentemente utilizzato per descrivere scene di vita umile, il termine può anche implicare una critica delle condizioni sociali.
IMPRESSIONISMO fine XIX secolo – inizio XX secolo
L'Impressionismo è un movimento artistico (ed in modo speciale pittorico) nato in Francia. Con questo movimento si ha la negazione dell’importanza del soggetto che portava sullo stesso piano il genere storico, religioso e profano. Riscoperta della pittura di paesaggio.


ESPRESSIONISMO inizio XX secolo
Propensione di un artista a privilegiare il dato emotivo della realtà rispetto a quello percepibile oggettivamente.

CUBISMO XX secolo
Movimento pittorico volto alla ricostruzione della natura e dello spazio per mezzo dei volumi.

 

FUTURISMO XX secolo
Corrente rivoluzionaria che esalta la violenza, la guerra, la superiorità dell’uomo e il progresso scientifico e tecnologico.


METAFISICA metà XX secolo
Ideare e raffigurare il pensiero e le emozioni procurate dall’esperienza visiva oltre il mondo fisico e materiale.


ARTE TRA LE DUE GUERRE
Il termine Art Déco fu coniato negli anni ’60 come ricapitolazione di uno stile o, di un gusto che aveva segnato nelle diverse arti il periodo compreso tra i due conflitti mondiali. E’ possibile definire il Déco come manifestazione di un gusto non fondato su precise teorizzazioni ma assai diffuso in tutte le manifestazioni artistiche rivolte alla ricerca di una modernità che intendeva superare la mera funzionalità delle forme aggiungendo ad esse eleganza e persuasività. Si può quindi  accettare il termine Déco come sinonimo di un’idea di moderno e  non di modernista.


ARCHITETTURA RAZIONALISTA XIX – XX secolo
“Less is more” (il meno è più) può essere considerato il motto più significativo dell’architettura razionalista nata dopo la Prima Guerra Mondiale, contrassegnata da un afflato utopistico che in seguito generò grandi idee, anche se le realizzazioni furono inferiori alle aspettative.


HAPPENING metà XX secolo
Gli happening sono una forma d’arte che nasce a opera di Allan Kaprow e si focalizza non tanto sull’oggetto ma sull’evento che si riesce ad organizzare. Gli happening si sarebbero svolti in tre spazi differenti caratterizzati ognuno da un’atmosfera e da un tipo di illuminazione diverse: bianca e blu nel primo, bianca e rossa nel secondo, blu nel terzo.


NEO DADA  seconda metà XX secolo
È caratterizzato dall'uso di materiali moderni, da soggetti dell'immaginario popolare e da un contrasti assordisti. Inoltre nega apertamente i concetti tradizionali dell'estetica.


POP ART
Pop art è il nome di una corrente artistica della seconda metà del XX secolo che deriva dalla parola inglese "popular art" ovvero arte popolare. La Pop Art è una delle più importanti correnti artistiche del dopoguerra. Discende direttamente dal graffiante cinismo della Nuova oggettività. L'appellativo "popolare" deve essere inteso però in modo corretto. Non come arte del popolo o per il popolo ma, più puntualmente, come arte di massa, cioè prodotta in serie. E poiché la massa non ha volto, l'arte che la esprime deve essere il più possibile anonima: solo così potrà essere compresa e accettata dal maggior numero possibile di persone.

 

Arte greca

 

OLIMPIA.
Sito del Peloponneso occidentale, in Elide, sacro al culto di Zeus. Grazie ai giochi olimpici il santuario assurse ad un’importanza panellenica. La collina del Kronion, alle cui pendici giaceva la città sacra, era ricoperta da un bosco di querce, pini, e ulivi selvatici, chiamato in greco àlsos (bosco sacro), da cui derivò la forma dialettale che diede il nome all’Altis, il recinto sacro dove si svolgevano riti e gare, costituito in origine da un quadrilatero irregolare di 200 x 157 m. circondato da un muro.

 


immagine Olimpia

 


Plastico dell’antica Olimpia
(da: Spiros Frontinos, Olimpia,Ed “Luce olimpica”, 1972)

 

Olimpia non ebbe mai le caratteristiche di una città-stato,  rimase solo un luogo di culto: un insieme di templi, di edifici e di impianti dedicati alla pratica agonistica, senza che vi fosse una popolazione residente.
Il tempio di Hera.
La più antica costruzione templare di Olimpia è l’Heraion, la cui prima fase di costruzione risale alla metà del VII sec. a.C. Il primo edificio consisteva di una cella di proporzioni assai allungate, con due colonne sulla facciata, orientata verso est, senza peristilio. Le misure sono state calcolate a 39,6 m. di lunghezza per 9,9 m. di larghezza.
La seconda fase di costruzione ebbe inizio al principio del VI secolo. La cella corrispondeva più o meno nelle dimensioni a quella del primo edificio. L’innovazione più importante fu l’aggiunta di un porticato, con 6 colonne doriche (in origine lignee) sui lati brevi e 16 sui lati lunghi, innalzate su un basamento di soli due gradini. Sullo stilobate le misure del tempio ammontano a 50 m. di lunghezza e 18,7 di larghezza.
Notevole è la divisione interna della cella mediante brevi lingue di muro che formano varie cappelle laterali, ognuna con una colonna centrale. Forse fin da principio vi si prevedeva la collocazione di preziosi doni votivi.
Nel corso dei secoli le colonne in legno furono via via sostituite da colonne di pietra.
Il tetto del tempio aveva due frontoni ed era coperto da tegole, decorate sui bordi esterni da rosette.
In questo edificio veniva conservato il documento dell’istituzione dei giochi olimpici, il disco bronzeo sul quale erano incise le norme cui dovevano attenersi gli ellanodici.
Il tempio di Zeus.
Tra il 471 e il 456 a.C. viene costruito il tempio di Zeus dall’architetto Libone di Elide nella forma di un periptero di ordine dorico, esastilo, con 13 colonne sui lati lunghi, con un basamento di tre scalini di 64,12 x 27,68 m.: la cella presentava pronao e opistodomo di uguale profondità e il naos era diviso in tre navate da due file di sette colonne doriche su doppio ordine. La sua altezza complessiva ammontava a circa 20 m. Il materiale usato era un calcare conchiglifero locale, la cui superficie porosa venne ricoperta da un sottile strato di stucco e poi colorato in bianco, blu, rosso e nero.

 


immagine Olimpia

 


Il temio di Zeus: frontone occidentale
(Dal sito http://www.lettere.unipd.it/discant/favaretto/albumpropedeutica/album-Pagine/Immagine52.html)

 

 

 

Il tetto era coperto da grandi tegole di marmo. L’acqua piovana che scorreva giù dall’immensa superficie del tetto era incanalata nelle gronde marmoree a protomi leonine (51 per ogni lato) della cimasa, che adornavano le due fiancate del tempio.
Gli acroteri centrali erano statue dorate di Nikai, quelli degli angoli erano tripodi di bronzo dorato.
Una ricca decorazione in marmo pario era visibile sui frontoni (leggenda di Enomao e Pelope  a est; lotta tra Centauri e Lapiti a ovest), sulle metope del pronao e dell’opistodomo (fatiche di Eracle).

Il tempio di Zeus era realizzato attraverso precisi calcoli proporzionali, tesi a rendere equilibrata e ordinata l’architettura. Pare che il modulo usato sia stato l’interasse delle colonne che, per esempio, regolò la misura delle metope e dei triglifi (mezzo interasse) e la misura della cella (3 x 9 interassi).
Il tempio presentava anche accorgimenti per correggere effetti ottici, essendo le colonne leggermente inclinate verso l’interno e lo stilobate incurvato.
La cella restò forse vuota per diversi anni, fino a quando venne realizzato da Fidia il grande simulacro crisoelefantino di Zeus, considerato una delle sette meraviglie del mondo. Per realizzarla fu eretta nel santuario un’officina, i cui resti indicano che si ebbe cura di ricreare le stesse condizioni della cella, nelle dimensioni, nell’orientamento e nell’illuminazione. La statua venne collocata in fondo alla navata centrale del tempio. 
Pausania ne fornisce una particolareggiata descrizione: il dio era raffigurato seduto su un trono di marmo ed ebano, tempestato di pietre preziose, intarsiato con figurazioni mitologiche in oro e ricco di pitture e sculture, con lo schienale, di poco più alto della testa del nume, culminante in statuette sbalzate nell’avorio; Zeus aveva il capo cinto da una corona di foglie d’ulivo, simbolo del trionfo olimpico, nella mano destra aveva la statuetta della vittoria (Nike) e, nella sinistra, uno scettro prezioso sormontato da un’aquila; d’oro erano anche i calzari e il mantello. Lungo tutte le superfici marmoree del monumento correvano una serie di bassorilievi che raffiguravano i miti più suggestivi e popolari del mondo greco: dai figli di Niobe trafitti da Apollo e Artemide alla battaglia di Teseo contro le Amazzoni. Lo sgabello sul quale Zeus poggiava i piedi era affiancato da leoni d’oro. La sorte della statua di Zeus è avvolta nel mistero. Alcune fonti letterarie riferiscono che essa fu preda dei goti, quando invasero il Peloponneso nel 395 d.C. Altri raccontano che l’imperatore Teodosio II decise di trasferirla  a Bisanzio e che durante il viaggio sarebbe andata persa; secondo un altro resoconto, sarebbe stata distrutta dalle fiamme durante l’incendio di Costantinopoli del 476 d.C.
Il tempio della Meter.
L’edificio, consacrato a Meter, la sposa di Kronos, ed eretto nel luogo dove sorgeva l’antico altare della dea, era situato ai piedi del Kronion, davanti alla terrazza dei thesauròi. Risale all’inizio del IV sec. a.C., di stile dorico, con 6 colonne sui lati brevi e 11 su quelli lunghi. La sua lunghezza era di 20,67 m., la larghezza di 10,62 m.
In età romana imperiale fu trasformato in tempio di Augusto e ospitava nella cella anche le statue degli imperatori romani deificati, Tito e Claudio.
Il Pelopion.
Dopo l’Heraion, il tempio più antico fu il Pelopion, santuario dedicato dagli achei di Pisa a Pelope, che rappresentò il nucleo iniziale del successivo tempio di Zeus.
Sorgeva al centro dell’Altis ed era cinto da una muraglia in pietra che racchiudeva un tumulo di terra alto circa 2 m. e largo dai 25 ai 40 m. L’ingresso verso occidente era delimitato da due propilei dorici. Al centro era collocato l’altare dell’eroe, con la sua statua, circondato da una fossa in cui venivano immolati gli arieti. 
Il Prytaneion.
Intorno al VI sec. a.C. fu innalzato ai piedi del Kronion, accanto all’uscita presso il ginnasio, il Prytaneion, un edificio con la pianta originaria quadrata che misurava 32,8 m. di lato. Apparteneva all’amministrazione pubblica del santuario. Nella parte settentrionale si trovava una grande sala (hestiatòrion), dove venivano offerti dagli elei i banchetti in onore dei vincitori e degli ospiti illustri. Sull’altare del Prytaneion, dedicato a Hestia, dea del focolare, ardeva giorno e notte il sacro fuoco di Olimpia alimentato dai sacerdoti in un catino bronzeo.
Si fa comunemente risalire a questa tradizione l’adozione del tripode che simboleggia, con la sua fiamma , i Giochi Olimpici dell’era moderna. 
Il Philippeion.
Edificio circolare dal diametro di 15,24 m. che Filippo di Macedonia dedicò nel 338 a.C. dopo la vittoria contro i Greci presso Cheronea e che, dopo la sua morte fu portato a termine dal figlio Alessandro Magno.
Su tre gradini si innalzano 18 colonne ioniche. La parete interna della cella è ritmata da nove semicolonne corinzie. Nella cella, su un piedistallo di marmo a forma d’arco, si ergevano le statue del re macedone e dei componenti la sua famiglia: nel mezzo era verosimilmente il ritratto di Alessandro Magno; accanto a lui, da un lato il padre Filippo con la moglie Olimpiade, dall’altro lato il nonno di Alessandro, Aminta, anch’egli con la moglie Euridice.
Il Philippeion non deve essere considerato un monumento di vittoria, che continuamente ricordasse agli occhi dei Greci la loro sconfitta, ma deve piuttosto essere annoverato tra i cosiddetti thesauròi. Dato che a quest’epoca la vera e propria terrazza dei thesauròi era già completamente occupata da edifici, si poteva soltanto scegliere un posto sulla spianata dell’Altis e, per il dono votivo di un Filippo di Macedonia, doveva essere messa a disposizione un’area vicina agli antichi monumenti di culto.
La terrazza dei thesauròi.
La terrazza dei cosiddetti tesori costituisce il limite settentrionale dell’Altis, a ridosso del Kronion. Allineati, anche se non regolarmente, in una sola fila, si trovavano qui dodici thesauròi: edifici che hanno la forma di un tempio in antis. I thesauròi erano destinati a custodire le offerte votive delle città che li avevano edificati. I sacerdoti di Olimpia vi custodivano inoltre i doni di maggior valore che non potevano rimanere all’aperto.
Il primo dei thesauròi fu eretto dagli abitanti di Gela verso la fine del VII sec. a.C. e rimase il più grande. Sulla scorta dei dati forniti da Pausania, sono state identificate le città a cui si riferiscono dieci dei dodici thesauròi. Otto sono colonie: Siracusa, Gela, Epidamnos, Bisanzio, Sibari, Cirene, Metaponto, Selinunte. Solo due città, Megera e Sicione, facevano parte della madrepatria.
I frontoni dei thesauròi a forma di tempio erano, nella maggior parte, decorati da rilievi, ma poco di tutto questo ci è rimasto.
Il ninfeo di Erode Attico.
Durante le Olimpiadi, che avevano luogo nel momento della maggior calura estiva, la penuria d’acqua dell’Altis era sempre stata un disturbo per i visitatori che affluivano in massa. Soltanto il ninfeo che il filosofo attico Erode (100-175 d.C.) fece costruire, in nome della moglie Regilla, portò un rimedio parziale a questo inconveniente. L’acqua proveniva dalla montagna, incanalata in acquedotti sotterranei, giungeva fino ad una fontana monumentale dove la si attingeva e distribuiva.
L’edificio con la sua facciata larga 32 m. circa, alta più o meno 16 m., con colonne e statue, fontane e getti zampillanti, fu l’ultima splendida costruzione che si eresse ad Olimpia.  Un serbatoio di forma semicircolare sovrastava la vasca inferiore, rettangolare, le cui due fontane scaturivano nei tempietti rotondi alle estremità. Dietro si innalzava uno scenario vivacemente articolato, anch’esso semicircolare, con i ritratti del donatore, della sua famiglia e degli imperatori Antonino Pio e Marco Aurelio.
La costruzione del ninfeo deve essere attribuita al periodo intorno al 160 d.C.
Il portico (stoà) di Eco.
La delimitazione dell’Altis verso est è costituita dal cosiddetto portico di Eco, che, secondo Pausania veniva anche chiamato “portico dipinto” (Stoà Poikìle). E’ un edificio a doppia navata, lungo 95,5 m. e profondo 12,5 m., si apriva verso ovest, in direzione dell’Altis, con un ordine di 44 colonne doriche.
Plinio (Nat. Hist., XXXVI, 100) narra dell’eco ripetuta sette volte che il portico rimandava.
L’epoca della costruzione è nel periodo immediatamente successivo alla metà del IV sec. a.C. La destinazione di questi lunghi portici è di “recintare” architettonicamente un’area e di permettere di camminare protetti dalla pioggia e dal sole.
Il Bouleuterion.
E’ la sede del Gran Consiglio degli elei. In questo edificio i giudici e gli atleti prestavano il giuramento prima dell’inizio delle gare; vi si custodivano inoltre i regolamenti delle gare e l’elenco dei vincitori dei Giochi, originariamente conservati nell’Heraion.
Il Bouleuterion ha pianta singolare: due aule absidale che fiancheggiano un ambiente quadrato. La facciata orientale di questa parte del fabbricato è resa unitaria da un portico colonnato. A ovest sorgono due altre piccole casette rettangolari, ognuna con una porta sul lato est che, anche se non sono collegate esternamente con il Bouleuterion, dovevano appartenere al suo complesso.
Le dimensioni del Bouleuterion sono le seguenti: lunghezza della facciata del porticato orientale 43,58 m.; lunghezza dell’asse dei due edifici absidali 30,79 m.; lato dell’ambiente centrale 14,24 m.
L’edificio absidato a sud è la parte più antica del complesso, risalente all’inizio del VI secolo . Il raddoppiamento della costruzione verso nord avvenne alla fine del VI secolo o all’inizio del V. L’ambiente centrale quadrato non può essere stato aggiunto più tardi dell’ala nord. Il colonnato ionico, che risolveva l’allineamento frontale della facciata orientale, non è databile per la mancanza di particolari architettonici. E’ probabile che esso sia stato concepito contemporaneamente agli altri portici colonnati del IV sec. che si trovano nelle immediate vicinanze: il portico di Eco, il portico meridionale e l’edificio sud-orientale.
Il portico meridionale.
Si trova a sud, davanti al Bouleuterion. La lunghezza del portico raggiungeva 79,35 m., la profondità 12,85 m. Un atrio, sporgente dalla facciata sud, spezzava la monotonia di questo tipo edilizio caratterizzato da lunghe facciate colonnate.
L’edificio serviva ad accogliere processioni, ambasciate e personaggi eminenti, dato che la strada sacra dell’Elide terminava proprio qui.
L’esterno si presentava si presentava sotto forma di peristilio dorico, mentre all’interno si innalzavano 17 colonne corinzie. La datazione dell’edificio viene fissata alla metà del IV secolo.
Nel III sec. il portico costituì il bastione meridionale della fortificazione eretta contro gli Eruli.
Il Leonidaion.
Fu realizzato da Leonidas di Nasso nel decennio 330-320 a.C. E’ circondato all’esterno da un colonnato ionico (138 colonne) che corre lungo tutte e quattro le facciate. Gli ambienti si affacciavano su un cortile centrale, circondato da un peristilio, che presentava un atrio dorico di larghezza doppia.
L’edificio era destinato a fornire alloggio alle ambascerie straniere e agli ospiti più importanti. Si tratta quindi della residenza degli ospiti di Olimpia, di un albergo.
Successivamente vi risedettero i governatori della provincia achea. Il Leonidaion fu demolito nel III sec. d.C. e il suo materiale venne reimpiegato per il muro di fortificazione.
L’officina di Fidia.
Fidia impianta l’ergasterion, il laboratorio con le medesime dimensioni planimetriche e altimetriche della cella del tempio di Zeus, per poter lavorare la statua crisoelefantina alta 12 m. del simulacro del Dio alla scala dell’ambiente ricettivo finale.
Nel V sec. d.C. il fabbricato venne completamente rifatto, all’interno, e trasformato in una chiesa.
Il Theokoleon.
La casa rettangolare, a nord dell’officina di Fidia, è l’abitazione dei sacerdoti (theokòloi) che sovraintendevano alle cerimonie religiose, ai templi e ai sacrifici, denominata da Pausania il Theokoleon. I theokòloi, tre in tutto, erano i titolari della più alta carica sacerdotale di Olimpia e provenivano sempre da nobili famiglie di Elide. Essi abitavano ad Olimpia probabilmente solo nel periodo in cui erano investiti della carica sacerdotale, altrimenti vivevano nella loro città d’origine, Elide.
I bagni ad occidente dell’Altis.
All’incirca al centro del lato ovest dell’Altis si trovano le più ampie installazioni di bagni di Olimpia, che, nelle loro parti più antiche, risalgono al V sec. a.C.
La prima costruzione è una semplice casa rettangolare di m. 21,50x5,50 con un pozzo, cui verso il 450 a.C., viene annesso un impianto di bagni a tipo semicupio, con undici vasche ed un bacino ad immersione. Nel 400 a.C. circa esso viene provvisto di una caldaia per la preparazione dell’acqua calda. Quasi contemporanea è la costruzione di una piscina collocata accanto alla casa dei bagni: è una piscina aperta delle dimensioni di m. 24 x 16 profonda m. 1,60.
Verso il 300 a.C. l’edificio dei bagni viene ampliato e possiede oltre a un vestibolo, una sala più grande per bagni freddi ed un impianto di venti vasche a semicupio.
Dopo varie ricostruzioni questo impianto fu distrutto nel 170 a.C., e verso il 100 a.C. al nucleo dell’antica costruzione viene aggiunta una sala da bagno a volta, di m.5 x 8, con riscaldamento sotto il pavimento. In un’abside annessa alla sala vi era una stufa, o più probabilmente un bacino, mentre nell’angolo opposto della sala si trovava una vasca.
Accanto a questo complesso, già nella prima metà del V sec. a.C. sorse un bagno articolato su tre ambienti: un ampio vestibolo, un vano per il riscaldamento ed una tholos, un vano per sudare, dove ci si sedeva su di un banco circolare lungo il muro.  

La palestra.
La palestra, nella città greca, nasce come spazio attrezzato – all’interno del ginnasio – ove i giovani e gli atleti si esercitano alla lotta e al pugilato, per diventare, soprattutto a partire dal IV secolo a.C., luogo non solo di esercitazioni fisiche, ma anche di attività didattiche in generale, trasformandosi così in una vera e propria “scuola”.

 

 

 

Vitruvio (architetto e scrittore latino del I sec. a.C.), nel libro V del De architectura, descrive dettagliatamente questa tipologia:
“Nelle palestre (…..) bisogna fabbricare dei peristili di forma quadrata o rettangolare, in modo da ottenere complessivamente un giro di passeggiate di due stadi (circa 360 m.). Questi porticati devono essere semplici su tre lati, ma doppi nella parte esposta a mezzogiorno, cosicché durante le giornate di vento e pioggia gli spruzzi d’acqua non possano giungere all’interno. Negli altri tre portici siano collocate spaziose esedre fornite di sedili: in esse filosofi, retori o altri studiosi potranno  comodamente tenere le loro conversazioni”.
Vitruvio descrive tutti gli altri spazi attrezzati per la preparazione all’attività sportiva:
conisterium: luogo cosparso di sabbia;
loutròn: bagno freddo (frigida lavatio);
elaeothesium: locale per la distribuzione dell’olio;
frigidarium: bagno freddo;
propnigeum: ingresso al bagno caldo;
sudarium:
laconicum:
calida lavatio: bagno caldo;
ephebeum: portico doppio con al centro un’esedra molto vasta con sedili.
La palestra del ginnasio di Olimpia, del 200 circa a.C., è forse l’esempio che meglio corrisponde, per regolarità e compiutezza planimetrica, alla descrizione di Vitruvio.
Sono leggibili chiaramente le tre parti che compongono la tipologia architettonica: il cortile quadrato per le esercitazioni, di m.41 di lato, il portico colonnato che lo circonda e che lo pone in connessione con le sale e gli spazi chiusi di servizio.
A sud si sviluppa – lungo l’intero fronte – una grande sala passante per le esercitazioni, al centro del lato nord un’ampia esedra (corrisponde all’apoditerio od ephebeum) con accesso all’attiguo ginnasio; altre esedre ed ambienti funzionali alle attività sono sui lati ovest ed est.
Gli ambienti sono tutti aperti verso l’interno, completamente chiusi verso l’esterno. I tre ingressi non sono posti in posizione assiale, bensi sboccano tangenzialmente rispetto al peristilio. L’ingresso principale è evidenziato da un propileo.  
Dalla tipologia della palestra derivano peraltro i chiostri porticati a funzione conventuale del periodo tardo antico e medievale. 
Il ginnasio.
Il ginnasio fu edificato da Tolomeo Filadelfo ed era utilizzato prevalentemente per gli allenamenti. Comprendeva un vasto spazio, circondato da portici, lungo oltre 200 m. e largo 100 m. Sui lati, in celle parallele ai portici, erano situati gli alloggi per gli atleti.

 


immagine Olimpia

 

Lo stadio.
Nel 338 a.C. venne costruito il terzo e definitivo stadio di Olimpia. Aveva forma rettangolare, di 220 x 30 m. circa, in terra battuta ed era fiancheggiato su tre lati da terrapieni che ospitavano fino a 40.000 spettatori. La tribuna dei giudici di gara, lungo la gradinata meridionale, venne provvista di fondazioni in pietra. Venne costruito un sottopassaggio, coperto da una volta a botte, dall’Altis allo stadio, attraverso il terrapieno occidentale.

 


immagine Olimpia
Lo stadio
(Dal sito: www.viaggiaresempre.it)
La linea di partenza per le corse era indicata per tutta la larghezza della pista da una lastra di pietra larga circa mezzo metro, sulla quale, longitudinalmente, a intervalli di 1,20 m., erano sistemati i pali per separare i concorrenti e delimitare le corsie. A differenza degli stadi di altre città greche, quello di Olimpia aveva la fascia di pietra su entrambi i lati: la distanza esatta tra le due mète, giacenti ancora in situ, è 191,27 m. (= 600 piedi olimpici).
Lo stadio, nel quale si svolgevano tutte le gare previste dal programma olimpico a eccezione di quelle equestri, conservò intatta la sua struttura originaria sino alla conquista romana.
immagine Olimpia
L’ippodromo.
Nel 680 a.C. per la XXV Olimpiade venne inaugurato l’ippodromo. La costruzione sorgeva tra lo stadio e il fiume Alfeo. Era costituita da un grande spazio aperto, pianeggiante, a forma di ferro di cavallo, a fondo sabbioso, delimitato a nord da una bassa collina e a sud da un terrapieno artificiale, destinati entrambi ad accogliere migliaia di spettatori.
Nella parte occidentale presso il portico di Agnaptos, che prendeva nome dal suo costruttore, era collocato l’ingresso dei concorrenti e degli ellanodici. Le rimesse dei carri e le stalle per i cavalli furono sistemate, più tardi, in appositi locali in muratura. La pista per le corse era suddivisa in due settori, separati da una corda e più tardi da una palizzata. Ai due estremi erano collocate le mete, attorno alle quali dovevano girare i cavalli per invertire la direzione di corsa: una era posta nei pressi della linea di partenza ed era costituita dall’imponente statua in bronzo di Ippodamia; l’altra era collocata sulla linea di arrivo della gara dello stàdion ed era costituita originariamente da un tronco di colonna di marmo, sostituito, in seguito, da un altare a forma cilindrica.
Un nuovo ippodromo fu edificato nel V sec. a.C., su progetto dell’architetto Kleoitas, l’inventore del cancello di partenza per le corse con i carri. La costruzione più grande e complessa della prima, con una pista lunga sei stadi (1153m.), era strutturata a forma di triangolo isoscele.

Fonte: http://gold.indire.it/datafiles/BDP-GOLD000000000020434C/storia_dellarte_mencarelli.doc

 

 

 

 

Arte romana

 


Per arte romana (senza ulteriori aggettivi) si intende l'arte della Roma antica, dalla fondazione alla caduta dell'Impero d'Occidente, sia nella città di Roma che nel resto d'Italia e nelle province orientali e occidentali. L'arte nella parte orientale dell'Impero, dopo la caduta dell'Occidente, sebbene sia in continuità con la Roma imperiale, viene indicata come arte bizantina.

 Le forme artistiche autoctone, nella fase delle origini e della prima repubblica, sono piuttosto elementari e poco raffinate. Con il contatto con la civiltà greca Roma avrà un atteggiamento ambivalente nei confronti della superiore arte greca: progressivamente ne apprezzerà le forme, mentre proverà disprezzo per gli autori, artisti greci socialmente inferiori nei confronti dei conquistatori romani (lo stesso atteggiamento era tenuto verso filosofi e poeti ellenici). Con il passare dei secoli l'arte greca avrà un sempre maggiore apprezzamento, anche se non mancheranno tendenze autoctone "anticlassiche" che costituiranno un elemento di continuità con l'arte romanica.

 

Le origini e la monarchia


Secondo la leggenda, la città di Roma venne fondata il 21 aprile dell'anno 753 a.C. Alle origini della città ebbe grande importanza il guado sul Tevere, che costituì per molto tempo il confine tra Etruschi e Latini, nei pressi dell'Isola Tiberina, e l'approdo fluviale dell'Emporium, tra Palatino e Aventino.

Dalla fondazione e per i due secoli successivi l'arte romana ha caratteristiche italiche, con notevoli influssi etruschi. Sotto Tarquinio Prisco viene edificato sul Campidoglio il tempio dedicato alla triade capitolina, Giove, Giunone e Minerva. I resti del podio sono ancora parzialmente visibili sotto il Palazzo dei Conservatori e nei sotterranei dei Musei Capitolini. Le sculture in terracotta che lo adornavano sono andate perdute, ma non dovevano essere molto diverse dalla scultura etrusca più famosa della stessa epoca, l'Apollo dello scultore Vulca, anch'essa parte di una decorazione templare (il santuario di Portonaccio a Veio). Anche la tipologia architettonica del tempio sul Campidoglio è di tipo etrusco: un alto podio con doppio colonnato sul davanti sul quale si aprono tre celle. Una scultura romana, quasi simbolo della Roma delle origini e dovuta anch'essa ad artisti etruschi è la Lupa capitolina, del V secolo, a cui nel rinascimento vennero aggiunti i due gemelli Romolo e Remo.

 

La repubblica
Pur non mancando a Roma edifici sacri del periodo repubblicano, è nelle grandi opere pubbliche "infrastrutturali" che si esprime il genio costruttivo dei romani, che potremmo definire più ingegneristico che artistico, se lo confrontiamo all'arte greca contemporanea, termine di paragone ineluttabile.

Già dal III secolo a. C. l'Italia peninsulare è romanizzata, e progressivamente lo diventerà anche il nord. Viene costruita la grande rete viaria, tutt'ora esistente, a cui sono da aggiungere le opere collaterali come ponti e gallerie. Le città di nuova fondazione vengono costruite secondo uno schema ortogonale, basato sul tracciamento dei due assi principali del cardo e decumano

Devicta Asia e Graecia capta
La vittoria romana in Asia Minore sui Seleucidi a Magnesia nel 189 e la conquista della Grecia nel 146, con la presa di Corinto costituiscono due date fondamentali per l'evoluzione artistica dei Romani. Fino a quest'epoca il contatto con l'arte greca aveva avuto un carattere episodico, o più spesso mediato dall'arte etrusca e italica. Ora Roma possiede direttamente i luoghi in cui l'arte ellenistica ha avuto origine e sviluppo, e le opere d'arte greche vengono portate come bottino a Roma. La superiorità militare dei romani cozza con la superiorità culturale dei greci. Questo contrasto è espresso efficacemente da Orazio, quando scrive che la Grecia sottomessa ha sottomesso il fiero vincitore. Per qualche tempo la cultura ufficiale romana disprezzerà pubblicamente l'arte dei greci vinti, ma progressivamente il fascino di questa arte raffinata conquisterà, almeno nell'ambito privato, le classi dirigenti romane favorendo una forma di fruizione artistica basata sul collezionismo sull'eclettismo

 

 

Il ritratto


Una delle modalità espressive più caratteristiche della scultura romana sarà il ritratto. Mentre la scultura greca avrà prevalentemente caratteristiche idealizzanti, nella scultura romana il ritratto realistico avrà un ruolo importantissimo, derivato anche dalla tradizione italica di culto della stirpe con conseguente ostensione di busti e maschere in cera degli avi, da esporre nelle processioni pubbliche in segno di nobiltà.

 

L'Impero
La prima fase dell'impero e il classicismo augusteo
Con il principato di Augusto ebbe inizio una radicale trasformazione urbanistica di Roma in senso monumentale. Anche nelle arti figurative si ebbe un periodo di grande produzione artistica, improntata ad un classicismo finalizzato a costruire un'immagine solida e idealizzata dell'impero. Si recupera, in particolare, la scultura greca del V secolo, Fidia e Policleto, nella rappresentazione delle divinità e dei personaggi illustri romani, fra cui emblematici sono alcuni ritratti di Augusto come pontefice massimo e l'Augusto loricato, quest'ultimo rielaborato dal Doriforo di Policleto.

 

Il tempo di Adriano
L'imperatore Adriano era appassionato di cultura ellenistica. Fra le sue opere più importanti sono da ricordare la Villa Adriana a Tivoli, grandioso complesso architettonico e paesaggistico le cui architetture riprendono ecletticamente modelli orientali ed ellenistici, la ricostruzione e ultimazione del Pantheon di Roma, con la cupola perfettamente emisferica appoggiata ad un cilindro di altezza pari al raggio e pronao corinzio, uno degli edifici romani meglio conservati, il suo mausoleo, ora Castel Sant'Angelo, al Vaticano. In scultura tipici della sua epoca sono i ritratti di Antinoo, suo giovane amante morto in circostanze misteriose e da lui divinizzato con un culto ufficiale per tutto l'Impero.

 

Il tardo antico
L'ultima fase dell'impero, a partire da Diocleziano, Costantino fino alla caduta della parte occidentale, è caratterizzata dalla perdita delle certezze e dall'insinuarsi di una sensibilità nuova, un sentimento di disagio e male di vivere che si esprime nella dissoluzione della forma classica ed in una spiritualità esasperata, espressa dai volti con gli occhi sbarrati dei ritratti degli imperatori e dalla perdita del naturalismo di stampo ellenistico che aveva improntato la rappresentazione della figura umana, come ad esempio nel celebre gruppo dei tetrarchi ora murato nella basilica di San Marco a Venezia.

 

Con l'editto del 313 con il quale Costantino permetterà la libertà di culto ai cristiani si avrà la formazione di un'arte pubblica del cristianesimo, che si esprimerà nell'edificazione delle grandiose basiliche a Roma, Costantinopoli e Gerusalemme.

 

Arte paleocristiana
Arte paleocristiana è il termine che designa l'arte dei primi secoli dell'era cristiana. Compresa entro limiti di spazio e di tempo convenzionali. L'arte paleocristiana si situa nell'orbita di Roma imperiale (perdurando fino al 601, anno della morte di Gregorio Magno), tanto che l'ideale cristiano assunse, ai suoi inizi, le forme offerte dall'arte della tarda antichità.

 

Pittura e mosaico
La pittura e il mosaico avevano come temi principali il buon pastore (che simboleggiava la filantropia) e il sole.

 

Scultura
Quando, nelle Catacombe, appaiono le prime testimonianze pittoriche, non esiste ancora una scultura cristiana. Essa si sviluppa lentamente, prendendo a prestito i suoi primi temi dal simbolismo funerario pagano della scultura tardoantica. Alla fine dell'età tetrarchica (inizio del IV secolo) compare la figura dello stesso Cristo, dapprima barbato come un filosofo cinico, poi in aspetto giovanile. Si assiepano le scene dei miracoli, nascono i sarcofagi a fregio biblico-cristologico. al secolo IV appartiene la maggior parte dei sarcofagi noti, produzione perlopiù di laboratori romani.

  

Storia degli edifici per gli spettacoli

 

La costruzione di edifici da spettacolo di carattere fisso trovò sempre a Roma un'opposizione accanita. Anche se moltissime città in Italia avevano già da vari decenni un teatro in muratura, Roma dovette aspettare Pompeo che la dotò di un teatro stabile e non più provvisorio come i precedenti di età repubblicana. Per la costruzione del primo anfiteatro si dovrà aspettare il principato di Augusto (anfiteatro di Statilio Tauro, nel Campo Marzio). Questo fu distrutto dall'incendio del 64 d.C. e Nerone ne costruì uno in legno. Furono i Flavi a dotare Roma di un grande edificio per gli spettacoli dei gladiatori, degno della Capitale. L'edificio, l'Anfiteatro Flavio, sarebbe passato alla storia come Colosseo.

 

Circo Massimo

Il Circo Massimo completa il nucleo "pubblico" della città: dal centro religioso a quello politico, dal centro economico a quello dei divertimenti pubblici. È situato nella valle Mucia tra il Palatino e l'Aventino. Secondo la tradizione, fu fatto costruire dai Tarquini, e probabilmente risale addirittura all'epoca monarchica. In età augustea il circo Massimo era lungo oltre 600 m e largo 100, con una spina centrale di 340 m. Era circondato da portici e botteghe, e secondo alcune fonti avrebbe potuto accogliere circa 150.000 spettatori. Dopo il famoso incendio del 64 a.C., Nerone ricostruì e ampliò il Circo Massimo. Questi lavori vennero ripresi e completati da Traiano, ma sullo stesso Circo intervennero molti altri imperatori (Antonino Pio, Caracalla, Costantino...) perché l'antico Circo Massimo, come il più recente Anfiteatro Flavio, è uno dei cardini della politica popolare degli imperatori.


immagini circo massimo e colosseo
Il Circo Massimo ieri...

immagini circo massimo e colosseo
...e oggi (sulla sinistra le rovine del Palatino)

 

Il circo

Il popolo romano che manifestò il suo spirito bellicoso anche nei divertimenti, ebbe, oltre al grande teatro tragico o comico di derivazione greca, lo spettacolo inteso in senso più avido e realistico.
Scene di guerra, talvolta anche navale (naumachie), giochi di gladiatori, combattimenti con tori e fiere, corse di carri, servirono a divertire i Romani, specie nel periodo della decadenza.
Sin dal periodo regio, e forse dall'epoca dei Tarquini, si ha il ricordo di un circo per le corse dei carri. Queste costruzioni non avevano imponenza architettonica, perché costituite semplicemente da una gradinata poco elevata dal suolo e da un'arena per lo spettacolo piuttosto oblunga il cui piano rettangolare era suddiviso da un muro basso e lungo, chiamato spina, talvolta decorato da obelischi.
Fra i circhi antichi, il più celebre è il Circo Massimo. Sulla via Appia, nei pressi della Tomba di Cecilia Metella, sorgeva il Circo di Massenzio, sulla cui spina vi era un obelisco di imitazione egiziana. Circhi romani sussistono in Italia e fuori: a Pozzuoli, ad Aquileia, ad Oranges, ad Arles, a Cartagine. L'ultimo circo romano di grandiose proporzioni fu eretto in Costantinopoli, dove costituisce oggi, con i suoi restanti obelischi, una delle piazze cittadine.

 

Colosseo

Il Colosseo, il cui nome originale era Anfiteatro Flavio, fu costruito durante l'impero dei Flavi, appunto, ed è il più grande e meglio conservato anfiteatro d'Italia. La sua costruzione ebbe inizio nei primi anni dell'impero di Vespasiano, nella valle compresa tra Palatino, Esquilino, Velia e Celio, che in precedenza aveva costituito il centro della "Domus Aurea", la mastodontica reggia di Nerone, dove c'era un lago artificiale. Il Colosseo, non ancora terminato, fu dedicato da Vespasiano poco prima della sua morte (avvenuta nel 79 d.C.). Toccò a Tito portare a termine i lavori, e procedere ad una seconda e grandiosa cerimonia dedicatoria nell'80, durata ben cento giorni e in onore della quale furono uccise ben 5000 fiere.
Tuttavia, l'opera fu rifinita in tutti i suoi particolari solo da Domiziano. È probabile che sotto questo imperatore furono creati i sotterranei in muratura dell'arena, altrimenti non si potrebbe comprendere la notizia di "naumachie" (battaglie navali) date sotto Vespasiano e Domiziano nell'anfiteatro. Da allora in poi non si parlò più di tali spettacoli ma bensì di giochi gladiatori ("munera") e cacce di animali selvatici ("venationes"). Il Colosseo come sistema complesso era molto simile ad uno stadio attuale: le arcate a pianterreno, 80 in tutto, tramite dei passaggi chiamati "vomitoria" perché permettevano una veloce evacuazione, davano accesso alle gradinate della cavea. Sopra ognuno degli archi superstiti è ancora indicato il numero progressivo che corrispondeva al numero di biglietto (tessera di cui ogni spettatore era munito. I quattro ingressi posti in corrispondenza degli assi principali non avevano numero. L'unico di essi intatto è quello settentrionale che mostra tracce evidenti di un portichetto che lo caratterizzava particolarmente. Al suo interno sono evidenti resti di stucchi figurati: questo era, infatti, l'ingresso che portava alla tribuna imperiale, collocata al centro del lato nord. Gli altri tre ingressi assiali dovevano avere la stessa funzioni per categorie privilegiate: i magistrati, le vestali, gli ospiti d'onore, i collegi religiosi...


immagini circo massimo e colosseo

Ricostruzione del Colosseo nel plastico del Museo della Civiltà Romana.
Attualmente, a guardarlo semicrollato e spoglio, il Colosseo può dare un'impressione di tristezza, ma è un'idea sbagliata dell'aspetto originario. A questo contribuisce la mancanza del piano dell'arena che copre i sotterranei di servizio, assai "squallidi" a vedersi. Ma bisogna immaginare questo posto animato e pieno di gente, anche molto bello e ben decorato, dato che in quasi tutti gli archi vi erano statue, che quasi tutto era "foderato" di marmo, proprio come uno stadio. Il lato che guarda verso il Palatino sono crollati due piani nel terremoto dell'851, e i contrafforti in muratura furono costruiti sotto Pio VII nei primi anni dell'800. Tutto ciò non può migliorarne la bellezza. Ciò nonostante, ha sempre un fascino straordinario. I sotterranei, probabilmente costruiti da Domiziano, avevano la funzione di ospitare tutti quei servizi (gabbie per gli animali, depositi di armi...) che erano indispensabili per il normale svolgimento dei giochi. Nel muro perimetrale si aprono 30 profonde nicchie forze utilizzati per piccoli montacarichi a contrappeso, destinati ad innalzare belve e gladiatori fino al livello dell'arena. La cavea era divisa in cinque settori sovrapposti, detti "maeniana": dopo un gruppo di pochi gradini immediatamente successivi alla recinzione, seguivano tre "maeniana", ed un quarto in legno, era collocato alla sommità dell'anfiteatro, al di sotto di un colonnato ("maenianum summum in ligneis"). Anche allora, come adesso, esistevano varie categorie di posti, con la differenza fondamentale che, l'accesso ai diversi settori non dipendeva dalla somma pagata, dato che l'ingresso era gratuito, ma dalla classe sociale di appartenenza. Ogni categoria poteva accedere solo ai posti riservati ad essa: i posti più vicini all'arena erano riservati alla classe senatoria, i quattordici gradini successivi ai cavalieri, e poi alle altre classi via via più povere. Il posti del maenianum summum, che era considerato il peggiore, era riservato alle donne, secondo un usanza lanciata da Augusto, che per ragioni morali aveva considerato opportuno porre termine alla promiscuità nei luoghi degli spettacoli.


immagini circo massimo e colosseo

Il Colosseo oggi
I gradini superstiti sono un importante documento in quanto tengono ancora incise le iscrizioni che precisano la destinazione dei posti. Ce ne sono alcuni "equitatibus romanis" (per i cavalieri romani), altri "paedagogis puerorum" (per i maestri elementari), altri "clientibus" (per i "clientes", ossia i plebei che si erano messi sotto la protezione di un patrizio). Come si può notare non sono posti individuali ma destinati ad intere categorie di persone. L'unica eccezione è costituita proprio dalle prime file della cavea, riservate all'ordine senatorio, che erano costruite interamente in marmo. Su queste c'erano incisi i nomi delle singole persone sostituiti più volte, e vi sono segni di cancellature e rifacimenti. Dal momento che ogni senatore, distinto nelle categorie ascendenti dei "clarissimi", degli "spectabiles" e degli "illustres", aveva diritto ad un suo posto personale, è ovvio che alla sua morte o al passaggio in una categoria superiore, il posto veniva affidato a qualcun altro e il nome veniva sostituito.
Per ordine di Nerone, Plinio il Vecchio affidò ad uno scultore di origine Greca, Zenodoros, l'incarico di costruire una statua bronzea colossale di Nerone stesso, nelle sembianze del dio Sole. La statua, che evidentemente prendeva ispirazione dal "Colosso di Rodi", era però più grande di quest'ultimo, e divenne la statua più grande mai eseguita. In origine, la statua fu collocata al centro della "Domus Aurea". Sotto Adriano fu trasportata nel luogo che poi occupò definitivamente, vicino all'anfiteatro. È proprio da questa statua (un colosso, così veniva chiamato, che con la base doveva raggiungere quasi l'altezza dell'anfiteatro) che l'anfiteatro Flavio acquisì nell'VIII sec. il nome di Colosseo, in quanto vicino al Colosso di Nerone.


immagini circo massimo e colosseo

L'interno del Colosseo con i sotterranei
Fonte: http://ipertestiscuola.altervista.org/storia/colosseocircoma.zip

 

 

Arte bizantina 

 


L'arte bizantina si è sviluppata tra il IV ed il XV secolo, nel vastissimo territorio che in quel periodo fu sotto il dominio o l'influenza culturale dell'Impero Romano d'Oriente di cui Bisanzio era la capitale.

 

La Turchia, la Grecia, i Balcani, la Russia, il Vicino Oriente e l'Italia offrono esempi rilevanti di quest'arte, che si caratterizza per una grande ricchezza decorativa ed il rifiuto sistematico del realismo: è un'arte tesa ad esprimere idee e concetti piuttosto che cose o persone.

 

Questa arte ha dato il meglio nei complessi e delicati bassorilievi in marmo o avorio, che ornano sarcofagi, transenne e capitelli, e nelle opere di oreficeria.

 

  

 

Arte romanica

 

 

 


L'arte romanica è un periodo della storia dell'arte europea, corrispondente da un punto di vista cronologico alla prima parte del medioevo fino all'incirca alla metà del XII secolo e oltre, fino alla diffusione dell'arte gotica, prima in Francia e poi nel resto dell'Europa occidentale.

 

 

 

 

 

Arte gotica

 

 

 


Il gotico è una fase della storia dell'arte occidentale che, da un punto di vista cronologico, inizia all'incirca alla metà del XII secolo per diffondersi in tutta l'Europa occidentale e termina, in alcune aree, anche oltre il XVI secolo, quando venne soppiantata dal linguaggio architettonico di ispirazione classica, recuperato nel Rinascimento italiano e da qui irradiatosi nel resto del continente a partire dal XV secolo.

 

L'origine e le maggiori realizzazioni di questa arte sono soprattutto nell'architettura, caratterizzata dall'uso della volta a crociera ad arco acuto, ma le caratteristiche di questo sistema formale si sono estese anche in scultura e pittura.

 

A causa della sua provenienza francese, in età medievale l'architettura gotica era chiamata opus francigenum. Il termine "gotico", in senso dispregiativo, fu invece coniato da Giorgio Vasari nel XVI secolo come sinonimo di barbarico, contrapposto alla ripresa del linguaggio classico greco-romano del rinascimento.

 

  

 

Architettura

 

  

 

L'architettura gotica è caratterizzata dall'uso della volta a crociera ad arco acuto, su campate prevalentemente rettangolari; di costoloni (o nervature) a sostegno della vela; archi rampanti innestati su contrafforti, e dall'uso di pilastri a fascio.

 

L'architettura gotica continentale viene suddivisa in diverse fasi:

 

Protogotico
Gotico classico
Gotico radiante
Tardo gotico
Esistono inoltre diverse varietà nazionali e anche regionali dell'architettura gotica:

 

Gotico francese
Gotico inglese
Gotico italiano
Gotico tedesco e in Europa centrale
Gotico spagnolo e portoghese
Gotico baltico (architettura in mattoni dell'Europa settentrionale)
Ognuna delle quali con caratteristiche particolari e con fasi proprie talvolta ben distinte (come ad esempio il gotico inglese), sebbene sia possibile identificare gli influssi reciproci delle varie componenti regionali. Fra tutte queste varietà la più importante è senza dubbio quella francese, poiché l'architettura gotica dei diversi paesi europei può essere vista come il recepimento, spesso estremamente originale, degli stimoli provenienti dal nuovo linguaggio formatosi verso la metà del XII secolo nell'Ile de France.

 

Diversamente da quanto avvenne per l'architettura romanica, policentrica e senza che si possa ritenere una regione europea come più rappresentativa, è invece quasi possibile identificare una località e un "padre" dell'architettura gotica. La ricostruzione del coro dell'abbazia di Saint Denis, vicino Parigi, nell'anno 1140, è infatti generalmente considerata come la data di inizio di questa architettura, consapevolmente diversa da quella precedente, caratterizzata dall'uso di tecniche costruttive già note (come l'arco a sesto acuto e la volta a crociera), ma in un sistema coerente e logico e con nuovi obiettivi estetici e simbolici, e che da li a poco si diffonderà prima nelle diocesi dell'Ile de France e poi nel resto della Francia, in Inghilterra, nell'Impero e nel resto d'Europa, incontrando resistenze significative solo in Italia.

 

Tardo gotico

Malbork a PoloniaNel Trecento e Quattrocento il gotico si sviluppa in direzioni nuove rispetto alle forme dei due secoli precedenti. L'edificio dei secoli XII e XIII era caratterizzato da una navata centrale di notevole altezza e dalle due navate laterali molto più basse. Ciò comportava che la luce fosse concentrata soprattutto in alto, a livello del claristorio. Dal punto di vista della percezione dello spazio interno, questo era caratterizzato dalla forte assialità della navata centrale. Questi due elementi rendono lo spazio "ascetico" e "spirituale". Nel tardo gotico invece la disposizione interna più comune segue il modello della chiesa a sala, cioè con le navate laterali di uguale altezza rispetto a quella centrale. Ciò fa si che la luce non sia più dall'alto, ma provenga dalle pareti laterali, illuminando in modo omogeneo tutto l'ambiente. Anche la direzionalità tradizionale viene modificata, venendosi a perdere la forte direzionalità precedente in favore di una spazialità policentrica. Questa nuova visione dello spazio è stata anche messa in relazione con la religiosità più terrena e mondana del XV secolo.

 

La geografia di questa nuova sensibilità presenta una mappa diversa da quella del gotico classico. le regioni più innovative saranno la Germania, la Boemia, la Polonia, l'Inghilterra e la zona alpina. La penisola iberica vedrà dal Quattrocento al Cinquecento la costruzione di alcune grandi cattedrali, ispirate ai modelli francesi e tedeschi dei secoli precedenti. 

 

 

 

Scultura

 

 La scultura gotica inizialmente è strettamente connessa con l'architettura. Gli episodi più importanti di scultura saranno, come in età romanica, i portali delle cattedrali, dove vengono rappresentati solitamente i personaggi dell'Antico e del Nuovo Testamento.

 

Da un punto di vista stilistico, i tratti innovativi della scultura gotica sono meno evidenti rispetto a quelli introdotti in architettura, ma non meno ricchi di conseguenze sugli sviluppi successivi della storia dell'arte. Se da una parte la figura si slancia notevolmente verso l'alto e il modellato vive di giochi totalmente nuovi come i virtuosistici e talvolta improbabili panneggi, d'altro canto è innegabile che l'attenzione dell'artista è assorbita in misura mai conosciuta in epoche precedenti dall'intento di rendere la tensione umana e emotiva del soggetto rappresentato. Ciò è tanto più importante quando si tenga conto che la valorizzazione di tale aspetto precede di alcuni decenni gli stessi raggiungimenti in campo pittorico.

 

In Italia, decisiva in tal senso è nella seconda metà XIII secolo, l'opera, sviluppatasi prevalentemente in Toscana, di Nicola Pisano e sopratutto del figlio Giovanni e di Arnolfo di Cambio suoi allievi. Probabilmente influenzati dalla coeva arte francese, essi raggiungono altissimi livelli di resa formale dell'elemento narrativo e drammatico in opere come i pulpiti scolpiti del Duomo di Siena e di S. Andrea a Pistoia. In questi capolavori la sapiente scansione ritmica dello spazio appresa dall'osservazione dei sarcofagi di età romana, si anima in forme del tutto nuove con la capacità di gestire i vuoti e i pieni dei rilievi scultorei in modi altamente espressivi e con l'attenzione posta nella resa dei dettagli fisiognomici dei personaggi rappresentati.

 

 

 

Pittura
La pittura in Francia nella zona d'origine dell'architettura gotica ha uno sviluppo molto limitato. Tutta l'attenzione è infatti riversata sulle vetrate, che sono invece un elemento fondamentale dell'estetica gotica.

 

La situazione è diversa in Italia, dove il muro non subisce quel processo di svuotamento totale come nell'Europa settentrionale, e può quindi diventare il supporto per importanti cicli di affreschi.

 

 

 

 

 

Arte del Rinascimento

 

 

 


All'inizio del Quattrocento la Firenze oligarchica e repubblicana che era in continua espansione, sia economica che come potenza militare, affermò la sua egemonia su Pisa nel 1406, su Cortona nel 1411 e su Livorno nel 1421.

 

 

 

In questi anni prende avvio l'umanesimo civico dei cancellieri della repubblica fiorentina, volto sia a sottolineare le origini romane di Firenze sia a rifiutare la società cortese, modello a cui guardavano le corti italiane allora in lotta con la città. Alla fine del Trecento in città la pittura giottesca si affianca a realizzazioni architettoniche di ispirazione classica come la Loggia della Signora, all'inizio del secolo a Firenze si confrontano due linee, quella di gusto Gotico Internazionale e quella del recupero della classicità: queste due linee possono vedersi nel cantiere delle porte del Battistero Fiorentino, già nella Porta della Mandorla, accanto a spirali e ornamenti gotici, sugli stipiti si notano innesti di massicce figure modellate secondo l'antico; ma è soprattuto con il concorso indetto nel 1401 dall'Arte di Calimaca, per scegliere l'artista a cui affidare la realizzazione della Porta Nord del Battistero, che le due tendenze si fanno più chiare. Il saggio prevedeva la realizzazione di una formella a forma di compasso quadrilobato con il Sacrificio di Isacco: al concorso presero parte fra gli altri Lorenzo Ghiberti e Filippo Brunelleschi, nella formella del Ghiberti lo spazio è diviso in due dalla diagonale formata dallo sperone di roccia, a destra il gruppo col sacrifico, di una bellezza ellenistica ma senza espressione, mentre Brunelleschi, rifacendosi non solo l'antico ma anche alla lezione di Giovanni Pisano, costruisce la sua scena in forma piramidale centrando l'attenzione nel punto focale del dramma rappresentato dall'intreccio delle mani di Abramo e dell'Angelo.

 

 

 

Il concorso finì con un pareggio ma fu il solo Ghiberti a completare la Porta: il linguaggio Brunelleschiano era troppo rivoluzionario anche per convivere con quello Ghibertiano.
Comunque in quegli anni tennero bottega a Firenze Lorenzo Monaco, Gherardo Starnina e Gentile da Fabriano, tutti pittori di cultura Gotico Internaziole ma influenzati dalle conquiste spaziali rinascimentali. Alle opere di Brunelleschi, vanno associate quelle di Donatello e Masaccio, che posero la base per il lento affermarsi di un'alternativa radicale al gusto internazionale allora dominante in città, Brunelleschi ebbe il ruolo di guida di stimolo.

 

 

 

Nel 1409, Donatello e Brunelleschi furono a Roma, per vedere i resti antichi, non si proponevano tanto la pura e semplice imitazione dell'antico quanto l' imitazione del processo per raggiungere i risultati ottenuti dagli antichi. a questa prima fase del rinascimento le tre personalità sopracitate sperimentano con successo i nuovi assunti elaborati quali: l' utilizzo della prospettiva lineare centrica, l' attenzione all'uomo: sia al suo corpo attraverso lo studio anatomico sia ai moti dell'animo e la sintesi ed essenzialità nelle composizioni, ma è soprattuto con la prima, che gli artisti del rinascimento sono in grado di espandersi fuori da Firenze, fu Brunelleschi a "inventare" un metodo, che attraverso precise norme geometriche, permetteva di restituire la profondità degli oggetti nelle composizioni, in modo da disporli in modo esatto e proporzionato.

 

 

 

 

 

 

 

La prospettiva era già conosciuta nel Medioevo, si può chiamare ottica, quello che fece Brunelleschi fu di scegliere un determinato modo di rappresentare, quello lineare centrico, che si accordava con la visione del mondo dell'epoca, un mondo finito e soprattuto misurabile, in cui l'uomo può dominare la natura e al contempo modificarlo, con i mezzi della ragione. Il primo ambito in cui le nuove teorie rinascimentali si sviluppò fu quello della scultura attraverso i cantieri di Orsanmichele e Santa Maria del Fiore, dove lavorarono Donatello e Nanni di Banco, successivamente Brunelleschi si mise al lavoro per la cupola del Duomo.

 

 

 

L'architettura del rinascimento è caratterizzata dalla ripresa degli ordini e delle proporzioni dell'architettura del mondo classico, in particolare di quello romano e dall'avversione verso il modo di costruire di poco precedente, il gotico.

 

 

 

Fra i fattori culturali che influenzano questo nuovo indirizzo dell'architettura vi è senz'altro lo sviluppo dell'umanesimo con il conseguente gusto antiquario e filologico, che in architettura si traduce nello studio delle belle forme degli edifici antichi, cioè romani. Il luogo d'origine dell'architettura del rinascimento è Firenze: si tratta del coronamento di un edificio gotico, che sotto certi aspetti mantiene ancora un legame formale con questa tradizione. Le dimensioni, le proporzioni, le difficoltà tecniche superate, l'impostazione del cantiere e l'accentramento del ruolo dell'architetto rendono la cupola una di quelle opere che segnano il passaggio ad un'età nuova. Anche altri edifici brunelleschiani parlano un nuovo linguaggio: il portico dello Spedale degli innocenti è il primo edificio, dalla caduta dell'Impero Romano, ad essere costruito consapevolmente con una grammatica classica, sebbene le proporzioni snelle lo rendano anche inconfondibilmente quattrocentesco (sarà nel Cinquecento che gli edifici adotteranno la maestosità e la gravità "romane").
La basilica di San Lorenzo e la chiesa di Santo Spirito testimoniano la ricerca dell'architettura rinascimentale di coniugare il linguaggio classico con la tradizione paleocristiana. Punto di incontro fra la scultura e l'architettura fu La Sacrestia Vecchia di San Lorenzo, opera di Brunelleschi con decorazioni scultoree di Donatello e altri, mentre Masaccio lavoro al fianco di Masolino da Panicale alla Cappella Brancacci, dove le figure monumentali sono costruite prospetticamente e fortemente rilevate, i primi pittori a reagire di fronte alla cappella furono Beato Angelico e Fra Filippo Lippi.

 

 

 

Teorico del Rinascimento è Leon Battista Alberti, fondamentali per la diffusione delle idee rinascimentali i suoi trattati De pictura, De Statua e De re Aedificatoria. La committenza fiorentina, comunque rimase sempre legata ad un ambiti tardo gotico, Palla Strozzi, membro di una delle famiglie più ricche e uomo lui stesso di cultura, conoscitore del mondo romano e greco, come pala della sua cappella di famiglia a Santa Trinita, realizzata da Lorenzo Ghiberti e bottega, riprendendo i motivi in pietra serena brunelleschiani, in un primo tempo a Lorenzo Monaco, successivamente a Gentile da Fabrianno, dobbiamo cercare tra la nuova borghesia cittadina le commissioni più avanzate, a Pisa il notaio Ser Giuliano di Collino, commissiona a Masaccio una pala d'altare, a quel tempo la maggiore preoccupazione del cliente era per l'uso di materiali preziosi l'oro per il fondo e l'azzurro ultramarino per mettere in rilievo i dettagli, l'opera comunque è di una modernità rivoluzionaria i diversi scomparto rispondono tutti ad un unico punto di fuga, con figure in rilevo e monumentali. Un primo ambito extracitattino fu a Siena dove per la realizzazione delle formelle del Fonte Battesimale si incontrarono Donatello, Lorenzo Ghiberti e Jacopo della Quercia che proseguì autonomamente il suo percorso di riscoperta dell'antico.

 

 

 

Nella città l'opera di Paolo Uccello va accostata maggiormente alla cultura internazionale e allo studio dell'ottica medievale piuttosto che al rilievo masaccesco, è un'alternativa e non sarà vincente. Una parte rilevante per la diffusione dello stile fu quella svolta dai mediatori, cioè quegli artisti che smussarono le punte più estreme del nuovo linguaggio adattandole al contesto sociale in cui lavorano, per la scultura fu Lorenzo Ghiberti, che diffuse i suoi modi fra gli scultori abruzzesi, Masolino da Panicale che influenzò con la sua pittura Antonio Vivarini e per l'architettura Michelozzo.

 

 

 

A Siena operarono Sasetta e Domenico di Bartolo, che si rifecero alla cultura pittorica trecentesca senese, accettando le nuove norme rinascimentali ma dando maggior valore alla linea al colore e alla luce. Fuori dalla Toscana lo studio dell'antico perde la sua rigorosità entrando a volte nel fantastico come a Roma, dove operò Filarete e a Venezia dove, oltre al già citato Vivarini lavorò Jacopo Bellini, infatti nei suoi disegni ogni pezzo antico viene accostato in modo da decontestualizzarlo.

 

 

 

A Napoli fu con la costruzione della Cappella Caracciolo in San Giovanni a Carbonara, dove l'esterno è rinascimentale mentre all'interno domina una decorazione esuberante, il primo esempio di rinascimento. Con la pace di Lodi nel 1454, l'Italia vive un lungo periodo di pace, che si protenderà fino alla discesa di Carlo VIII nel 1494, in questo periodo la borghesia perde il suo potere, nello stesso tempo gli scambi culturali si fanno sempre più ampi, possiamo individuare a Napoli l'epicentro di quella che possiamo definire la Congiuntura Nord/Sud, in cui gli elementi fiamminghi e mediterranei si fondono insieme; in un arco che comprende la Provenza, la Liguria e la Lombardia da una parte (Donato de' Bardi, Carlo Braccesco e Zanetto Bugatto); dall'altro il quadrilatero formato da Napoli, Palermo , Valenzia e Provenza, dove nella corte prima angioina e poi aragonese di Napoli si incontrano Barthélemy d'Eyck, Colantonio, Guillen Sagrera e Luis Dalmau.

 

 

 

A Firenze dopo il ritorno di Cosimo de' Medici in città nel 1434, e instaura di fatto una signoria, il suo stile personale è improntato all'umanesimo neociceroniano, questo portò ad una modifica della committenza: se da una parte le commissioni pubbliche si ispirano alla sobrietà e all'utilità come il Palazzo Medici di Michellozzo, e il Convento di San Marco, per le opere di destinazione privata si va affermando un gusto intellettualistico nutrito da ideali neoplatonici, n'è un esempio il David di Donatello. Il maggiore teorico e risistematore dei valori dell'epoca è l'Alberti che lavora per i Ruccellai, potente famiglia legata ai Medici, nei suoi scritti teorizza l'armonizzazione di Copia e Varietà, la copia sono la profusione di soggetti mentre la varietà sono la diversità dei soggetti, sia nelle tinte che negli atteggiamenti, questi assunti li possiamo ritrovare sia in Donatello che in Fra Filippo Lippi ma in diverso grado anche negli altri artisti attivi in città e che col loro stile influenzeranno buona parte del futura rinascimento italiano: Beato Angelico, Andrea del Castagno, che con la sua pittura espressionistica influenzerà la scuola Ferrarese di Cosmè Tura, Francesco del Cossa ed Ercole de' Roberti, Domenico Veneziano, che con i suoi valori luministici influenzerà Piero dell Francesca e Antonio Pollaiolo. In scultura si lavora soprattuto alle tombe murarie, Bernardo Rossellino esegue la tomba di Leonardo Bruni nel 1450, Desiderio Da Settignano la tomba di Carlo Marsupini realizzata tra il 1453 e il 1455, ma la maggiore realizzazione fu quella della Cappella del Cardinale del Portogallo di Antonio Rossellino del 1461 circa. La committenza in quegli anni va cambiando: se prima il maggiore interesse è per i materiali (l'oro e l'azzurro ultramarino), adesso tende a spostarsi verso l'abilità del pittore, in seguito a mutamenti del gusto in cui l'oro perde terreno, e per trovare ciò, ci sono due modi, uno è la sostituzione del fondo oro, con paesaggi e il secondo è la richiesta che il maestro esegui la maggior parte del dipinto e che la bottega intervenga poco nella realizzazione del quadro. Alla corte di Federico da Montefeltro a Urbino, si sviluppa una prima alternativa al rinascimento fiorentino, questo è possibile per la presenza in città di Leon Battista Alberti, di Luciano Laurana di Francesco di Giorgio Martini, di Piero della Francesca e del matematico Luca Pacioli. L'interesse maggiore di Federico, educato a Mantova da Vittorino da Feltre è per la matematica e di riflesso per l'architettura, ritenuta fondata sull'aritmetica e sulla geometria, questo fa intendere come a corte si viene elaborando quello che possiamo definire Umanesimo Matematico, che ebbe in Piero della Francesca il suo più grande interprete, alla sua influenza può essere riferita l'opera di Bartolomeo della Gatta, l'unico ad Urbino che sembra capire Piero. A corte oltre alla biblioteca organizzata dall'umanista Vespasiano da Bisticci, trovano posto molte opere fiamminghe, tanto che il duce chiamò a lavorare a corte Pedro Berruguete e Giusto di Gand; la maggiore opera comunque fu il palazzo, i lavori iniziati dal Laurana furono completati da Francesco di Giorgio Martini, da notare lo studiolo, dove l'arte della tarsia lignea raggiunge i maggiori risultati di quello che può essere chiamato cubismo rinascimentale.

 

 

 

A Rimini con la signoria di Sigismondo Pandolfo Malatesta, vengono chiamati a lavorarvi L'Alberti (Tempio Malatestiano) e Piero della Francesca; nonostante ciò morto il signore non si hanno notizie di una cultura autonoma fiorita a Rimini, mentre a Perugia si riconosce uno dei primi centri ad accogliere le novità urbinate, dapprima gli artisti locali vennero influenzati da Domenico Veneziano e dalla sua pittura luminosa e ornata (Agostino di Duccio), ma è con l'influenza urbinate che i modi cambiano: si possono vedere negli affreschi Benedetto Bonfigli nella cappella del Palazzo dei Priori, ma anche nelle otto tavole con Miracoli di san Bernardino, realizzate da diversi artisti tra cui il Perugino, dove l'architettura monumentale prevale sulla figura umana, e i colori chiari e la luce annullano le ombre, il linguaggio urbinate possiamo ritrovarlo nelle opere di Melozzo da Forlì e del primo Luca Signorelli. L'unica città fondata ex novo di tutto il rinascimento, anche se nei tratti si progettano molte città ideali, fu Pienza, realizzata da Bernardo Rossellino, su commissione di Pio II. A Padova la venuta di Donatello, nel 1443, fu di capitale importanza per tutto il rinascimento settentrionale, nella città l'Antico si studia con la filologia, la storia e l'archeologia, possiamo chiamarlo Umanesimo Epigrafico-archeologico, il passato si veniva ricostruendo attraverso tutti i tipi di fonti e reperti disponibili, soprattuto epigrammi, quello che ne veniva fuori era una antico fantastico, altri fattori che poterono consentire all'opera di Donatello di attecchire furono l'università laica di cultura averroistica-aristotelica, l'antiquariato che fin dal dugento, col soggiorno di Petrarca, era in piena fioritura e la scelta dei Da Carrara, signori della città, di adottare i modi romano-imperiali, in opposizione ai modi bizantini della rivale Venezia; in questo clima spiccano glia antiquari e uomini di cultura: Ciriaco d'Ancona, Felice Feliciano e Giovanni Marcanova, l'ultimo nei suoi disegni prende il pezzo antico, lo decontestualizza, in modo da creare un antico fantastico. Donatello lavorò al monumento Gattamelata e all'Altare del Santo, sulla sua scia si porrà Bartolomeo Bellano.

 

 

 

In pittura la bottega di Francesco Squarcione ebbe un ruolo rilevante nel diffondere i modi antiquari, alla sua bottega studiarono Marzo Zoppo, Giorgio Schiavone e Carlo Crivellii, esponenti di quella che Federico Zeri chiamerà aria adriatica, e Andrea Mantegna, che con gli affreschi agli eremitani, creò un modo nuovo di intendere ll monumentalità del romano, con la pala di san Zeno per Verona, la città in un primo momento rimase ancora legata a tendenze gotico internazionale solo con Liberale da Verona si ha una netta inversione di tendenza.

 

 

 

Con la chiamata di Alberti e del Mantegna alla corte di Lodovico Gonzaga, Mantova cambia volto: Leon Battista Alberti, applica all'edificio sacro il linguaggio romano imperiale, senza la mediazione del paleocristiano. Sant'Andrea a Mantova possiede una volta a botte quasi da edificio termale, ed esternamente la facciata riprende l'arco trionfale romano, mentre Mantegna con la decorazione della Camera picta dirige i suoi studi verso una prospettiva dagli esiti illusionistici.

 

 

 

 

 

 

 

Il manierismo è una corrente artistica italiana, soprattutto pittorica, del XVI secolo che si ispira alla maniera, cioè lo stile, dei grandi artisti che operarono a Roma negli anni precedenti, in particolare Raffaello Sanzio e sopratutto Michelangelo Buonarroti. L'età della maniera inizia fra il 1520, anno della morte del Sanzio, e il 1527, anno del Sacco di Roma, che vede la diaspora degli allievi di Raffaello diffondere il nuovo stile in tutta la penisola, tra questi Perin del Vaga a Genova e poi di nuovo a Roma, Polidoro da Caravaggio a Napoli e poi in Sicilia, Parmigianino a Bologna e Parma, ma anche in Francia con Rosso Fiorentino e Primaticcio, lavorando nel castello di Fontainebleau. Prima del Sacco, si ebbero fermenti manieristici: nel 1521, con l'apertura del cantiere alla villa Imperiale a Pesaro, per volontà del duca di Urbino Francesco Maria della Rovere, dove sotto la direzione di Gerolamo Genga, lavorò un eterogeneo gruppo di pittori, che con i lavori intrapesi a Mantova da Giulio Romano, trasferitosi da roma nella città dei Gonzaga nel 1524. Fra i manieristi, eccellono un gruppo di artisti che elaborano con più personalità e profondità i motivi classici, in particolare il Bronzino, il Vasari a Firenze. Si possono ricordare anche Daniele da Volterra, Francesco Salviati (Cecchino), i fratelli Federico e Taddeo Zuccari nell'arte profana, Nicolò dell'Abate. La maniera può dirsi conclusa per quanto riguarda l'Arte Sacra con la fine del Concilio di Trento nel 1563, quando si chiese ai pittori di rappresentare soggetti semplici e chiari, tutto il contrario di quelli manieristici, che continuarono fino ad esaurisi nelle composizioni profane.

 

 

 

Il manierismo in pittura
Il termine maniera è onnipresente e con molti significati nel '500, a partire proprio da Giorgio Vasari che lo utilizzò estesamente per indicare lo stile, la prassi, l'abilità artistica di un autore: e di fatto il Vasari stesso è uno dei primi commentatori della opere sue contemporanee, e ne analizza il motivo stilistico, la struttura, la composizione e la tecnica.

 

 

 

La preparazione richiesta ad un pittore nel '500 non si fermava all'abilità artistica, ma comprendeva anche la cultura, una formazione universale, anche religiosa, nonché le norme di comportamento etico e sociale che gli consentissero di rapportarsi alle istituzioni e ai committenti. Anche questo si traduceva nella "maniera" di dipingere; e per il Vasari, l'espressione più alta della "buona maniera" di dipingere era in Raffaello e Michelangelo .

 

 

 

Ma la "maniera", o lo "stile" che dir si voglia, si tradusse negli autori successivi in affettazione, inventiva, ricercatezza, artificio, preziosismo: caratteristiche queste che sono stati successivamente attribuite a questi pittori in varia misura e con valutazioni diverse, a seconda dei tempi.

 

 

 

Il termine manierismo, al contrario di "maniera", comparve molto più tardi, con l'affermarsi del neoclassicismo alla fine del '700, a definire quella che veniva intesa come una digressione dell'arte dal proprio ideale; e fu usato successivamente dello storico d'arte Jakob Burkhardt per definire in modo sprezzante l'arte italiana fra il Rinascimento e il Barocco.

 

 

 

Solo negli anni 1910 e '20 i pittori manieristi furono riabilitati e, sotto l'influsso dell'espressionismo e del surrealismo, si valutò positivamente la cultura sottostante al manierismo: il distacco dell'arte dalla realtà, l'abbandono dell'idea che la bellezza della natura sia impareggiabile e il superamento dell'ideale di arte come imitazione della realtà. In questa concezione invece, l'arte diventa "fine a sé stessa".

 

 

 

Caratteristiche abbastanza ricorrenti nelle opere pittoriche manieriste, più o meno apprezzate nei tempi successivi, furono:

 

 

 

una costruzione della composizione complessa, molto studiata, fino ad essere artificiosa, talvolta con distorsioni della prospettiva, talvolta con eccentricità nella disposizione dei soggetti, tipica è la figura serpentina, cioè realizzata come la fiamma di un fuoco o una s;
un uso importante della luce, finalizzato a sottolineare espressioni e movimenti, a costo di essere a volte irrealistico;
grande varietà di sguardi ed espressioni, normalmente legate al soggetto e alla situazione rappresentata: talora intense, dolorose, a volte assenti, metafisiche, a volte maestose, soprannaturali;
grande varietà nelle pose, che come quelle di Buonarroti intendono suggerire movimenti, stati d'animo, e quando richiesto la soprannaturalità del soggetto;
uso del drappeggio molto variegato fra i vari artisti, ma di solito importante e caratteristico, fino a diventare innaturale;
anche i colori delle vesti, ma talvolta anche degli sfondi, consentono di staccarsi dalle tinte più comuni in natura e portare l'effetto di tutta l'opera su coloriture più artefatte e insolite.

 

 

 

Architettura del Manierismo
Anche l'architettura della metà del Cinquecento viene spesso considerata manierista, intendendo in questa accezione un uso raffinato e disinvolto degli ordini classici, con frequenti infrazioni alle regole codificate. Fra gli edifici che meglio esemplificano questo atteggiamento è da ricordare il Palazzo Tè a Mantova, opera del pittore e architetto Giulio Romano.

 

 

 

Barocco
Il barocco è il termine utilizzato correntemente per indicare la civiltà letteraria, filosofica, artistica e musicale caratteristica del periodo che va dalla fine del XVI secolo alla metà del XVIII secolo. Per estensione, si indica quindi col nome «barocco» il gusto legato alle manifestazioni artistiche di questo periodo.

 

 

 

Il termine deriva da un'antica parola portoghese, barroco (barueco in spagnolo), usata per definire una perla scaramazza, ovvero una perla non coltivata, non simmetrica. Proprio per le particolarità del suo stile l'arte barocca si accosta alla perla scaramazza.

 

 

 

Inquadramento storico
Il Concilio di Trento, conclusosi nel 1563, aveva segnato una tappa importante nella cultura cattolica, dettando delle regole precise anche per le arti figurative. L'obiettivo della pittura e della scultura nelle chiese doveva essere quello di illustrare anche agli analfabeti gli episodi della Bibbia e della tradizione cristiana. Questa deriva verso una concezione populistica dell'arte negli edifici sacri viene considerata dagli storici uno degli elementi portanti delle innovazioni del Caravaggio e dei Fratelli Carracci, i quali lavorarono a Roma intorno al 1600, disputandosi le varie commesse di lavoro.

 

 

 

Il fascino dello stile barocco era derivato in modo del tutto consapevole dalle agilità e dalle qualità intellettuali dell'arte manierista del XVI secolo, estese fino ad un fascino viscerale che puntava al coinvolgimento dei sensi. Veniva impiegata un'iconografia il più possibile diretta, semplice, ovvia, ma comunque teatrale. L'arte barocca iniziò a delinearsi su certe tendenze all'essenziale e all'eroico di Annibale Carracci e del suo circolo, trovando ulteriori ispirazioni in altri artisti quali Correggio, Caravaggio e Federico Barocci, ai quali ci si riferisce come proto-barocchi. Le idee embrionali del barocco si ritrovano anche in Michelangelo Buonarroti. Una sorta di parallelo è possibile con l'ambito musicale, tanto da rendere espressivo e utile il termine "musica barocca": ci sono dei fraseggi contrastanti per lunghezza e armonia, il contrappunto prende piede sostituendo la polifonia, il tono e l'amalgama orchestrale fa la sua apparizione sempre con maggior insistenza. Sono ancora in un numero maggiore i paralleli generali avvertiti da alcuni esperti in filosofia, letteratura e poesia, ben più difficili da indicare con esattezza.

 

 

 

Anche se il Barocco, in molti centri, viene sostituito dal Rococò, che prende le sue mosse in Francia alla fine del 1720, in modo particolare per quanto riguarda gli interni, i dipinti e le arti decorative, l'architettura barocca rimane uno stile attuale e pienamente in uso fino all'avvento del Neoclassicismo alla fine del XVIII secolo. Vedi, ad esempio la Reggia di Caserta, palazzo barocco (sebbene gli esterni siano alquanto sobri) che non viene iniziato se non nel 1752. I critici, infatti, non parlano più di un "periodo barocco".

 

 

 

Nella pittura, le forme del barocco sono più ampie di quelle manieriste: meno ambigue, meno arcane e misteriose, più vicine a quelle dell'opera, una delle principali forme artistiche del barocco. La posa nel barocco dipende dal contrapposto ("contrapposizione"), con la tensione che muove i personaggi con le spalle e il bacino che formano dei piani che si muovono in direzioni opposte. Vedi il David di Bernini.

 

 

 

Le scene più asciutte, meno drammatiche e con meno coloritura, generalmente più temperate dell'architettura del XVIII secolo sono spesso inquadrate separatamente come manifestazioni tardo barocche (vedi Claude Perrault). Anche il fenomeno noto come neo-palladianesimo, impersonato da William Kent è uno sviluppo parallelo che avviene in Inghilterra e nelle colonie britanniche.

 

 

 

Il barocco viene definito da Heinrich Wolfflin (1888) come quel periodo in cui l'ovale lascia il posto al cerchio nel centro delle composizioni; tale centralizzazione rimpiazza l'equilibrio e da quel momento gli effetti più vividi e pittorici iniziano a diventare più evidenti.

 

 

 

Alcuni storici dell'arte, per lo più protestanti, hanno sottolineato che lo stile barocco si è presentato in un periodo in cui la Chiesa cattolica romana doveva reagire ai molti movimenti culturali rivoluzionari che producevano nuova scienza e nuove forme di religione, il Protestantesimo. È stato detto che il barocco, così monumentale, è lo stile che poteva dare al papato, come ad una monarchia assoluta, un modo d'espressione imponente e formale per ristabilire il suo prestigio, sino al punto di divenire in qualche modo il simbolo della Controriforma.

 

 

 

Non a caso, il massimo sviluppo si ha in quel di Roma, dove l'architettura barocca rinnova ampiamente l'area del centro urbano con una revisione urbanistica che probabilmente è una delle più importanti.

 

 

 

L'architettura barocca
L'architettura barocca sviluppa alcune tendenze già evidenti nel manierismo del XV secolo, il quale a sua volta aveva infranto il rigore formale del Rinascimento. Le alterazioni delle proporzioni e le tensioni espresse da Michelangelo nel Vestibolo della Biblioteca Laurenziana a Firenze sono già un'anticipazione dello spirito del barocco. Del resto l'aggiunta michelangiolesca del massiccio cornicione al palazzo Farnese suscitò all'epoca reazioni, proprio per l'alterazione in senso drammatico delle proporzioni classiche. Se gli architetti manieristi alterano l'impaginazione rigorosa delle facciate rinascimentali aggiungendovi temi e decorazioni caratterizzati da un raffinato e oscuro intellettualismo, senza modificare la logica planimetrica e strutturale delle facciate negli edifici, gli architetti barocchi modificano quell'architettura sia nelle piante, sia nelle partiture di facciata, in funzione di una concezione spaziale nuova. Le facciate delle chiese non costituiscono più la terminazione logica della sezione interna, ma divengono un organismo plastico che segna il passaggio dallo spazio interno alla scena urbana.

 

 

 

La culla dell'architettura barocca è Roma, e l'origine è chiaramente fondata sull'opera dei quattro maestri Carlo Rainaldi da alcuni considerato ancora manierista, Gian Lorenzo Bernini, Francesco Borromini e Pietro da Cortona. A questi si deve la concezione di quest'arte, che ha dei tratti specifici: il senso della massa e dell'unità formale di tutte le parti, il gusto per l'informe (H. Wolfllin). In particolar modo l'opera di Borromini, anche se spesso messa in discussione, rivela una sensibilità nei confronti del tema dello Spazio e della Luce, che non ha paragoni con altri. Va considerato che il barocco romano è sensibilmente diverso rispetto alle declinazioni regionali del linguaggio: se a Roma esso fu aulico, monumentale, di disegno lineare ma fortemente plastico e chiaroscurale, severo e drammatico, in altre regioni si espresse in forme più snelle e aggraziate, talvolta riccamente decorate. Fra le due espressioni il solo denominatore comune è il senso unitario dello spazio. Nelle chiese romane lo spazio si dilata entro potenti membrature in pietra, nel nord Italia e nel centro Europa esso si espande su murature curvilinee intonacate che sembrano involucri elastici. Il termine barocco sembra contenere in sé una categoria estetica che indica tutto ciò che è eccessivo, eccentrico, fuori misura, fantasioso, bizzarro, ampolloso e che tende a privilegiare l'aspetto esteriore ai contenuti interiori. L'arte così come l'architettura trasmettono l'impressione che l'artista abbia paura del vuoto (horror vacui) e cerchi a tutti i costi di riempire fino all'inverosimile gli spazi a disposizione. La forma usata principalmente è la linea curva; tutto doveva prendere andamenti sinuosi, persino le gambe di una sedia o di un tavolo. Le curve non devono essere semplici ma complesse come ellissi, spirali o curve a costruzione policentrica, possibilmente con motivi che si intrecciano tra di loro, formando più andamenti curvi tanto da risultare quasi indecifrabili. Nulla deve essere semplice e tutto deve destare meraviglia. È il forte senso della teatralità di quel periodo che spinge l'artista all'esuberanza decorativa, all'effetto sorpresa e al dramma espressivo. Le statue diventano dramma, rappresentazione, messa in scena che coinvolge il pubblico.

 

 

 

In una prima fase, lo stile barocco cerca di dare movimento e spazialità con linee curve agli edifici, mentre in una seconda fase gli edifici divengono più regolari e adottano linee curve solo nella decorazione.

 

 

 

Barocco siciliano
Antony Blunt nel suo libro "Barocco Siciliano" (1968) divide l'architettura barocca siciliana in tre grandi fasi:

 

 

 

Prima fase : caratterizzata dalla presenza di edifici in stile paesano, contrassegnato da grande libertà e fantasia, particolarmente nel modo di trattare il dettaglio architettonico e le decorazioni plastiche, ma francamente provinciale e spesso ingenuo.

 

 

 

Seconda fase: caratterizzata da uno stile più elaborato, introdotto da architetti siciliani formatisi sul continente particolarmente a Roma e a Napoli.
Terza fase: caratterizzata da una evoluzione dello stile romano verso una visione che più si adatta alle tradizioni e alla cultura locali.
A proposito della terza fase Blunt scrive:

 

 

 

"Nella terza fase gli architetti locali, superando lo stadio della discendenza ideale da Roma, enucleano uno stile nuovo e in alto grado personale. Nella facciata del Duomo di Siracusa, opera di Andrea Palma, nelle chiese di Rosario Gagliardi a Noto, Ragusa e Modica, nelle ville di Tommaso Napoli a Bagheria, come in molti edifici dei centri minori, gli architetti siciliani, pur mettendo a frutto gli insegnamenti ricevuti da Roma e da Napoli, adattano questi modelli alle esigenze e alle tradizioni locali costruendo un gruppo di monumenti che possono catalogarsi fra le più alte creazioni del tardo Barocco."
Esempi di architettura barocca
Roma - Fontana di Trevi
Roma - Colonnati di Piazza San Pietro
La filosofia barocca
Nella cosiddetta epoca barocca la filosofia assume dei nuovi connotati rispetto all'epoca precedente. Nel periodo precedente, nel Rinascimento, la realtà e l'universo venivano espressi in modo assoluto, grazie alla concezione divina delle Sacre Scritture. Questo modo di confrontarsi con la realtà entrò in crisi a causa dell'inizio delle ricerche scientifiche, che portò l'uomo a conoscere un infinito mondo, l'universo. L'uomo inizio a confrontarsi con una realtà nuova e scoprì che la conoscenza era infinita, come la realtà. Inoltre l'uomo comprese che con la ragione avrebbe potuto comprendere ogni cosa e, diciamo così, illuminare i luoghi bui della conoscenza, gettando le basi dell'Illuminismo del Settecento. L'uomo di fronte a questo universo può solo porsi in modo relativo, poiché non può cogliere la realtà in modo assoluto. Ecco che allora il filosofo può procedere stabilendo delle relazioni ambigue e sottili tra le cose. Il barocco tende a rifiutare ed a rigettare l'antica filosofia cristiana.

 

 

 

 

 

 

 

Arte del Rococò

 

 

 


A partire dai primi anni del Settecento, si sviluppò, l' arte rococò, naturale evoluzione del barocco, che si distinse per la grande eleganza e la raffinatezza delle forme. Si espresse soprattutto nella pittura, ma anche nelle decorazioni, nell'arredamento, nella moda e nella produzione di oggetti. Nel XVIII secolo Venezia, dopo un periodo di crisi, tornò ad essere un centro di rilievo per l' arte europea. Il pittore che maggiormente si distinse , fu Giambattista Tiepolo. Le sue opere sono caratterizzate da:

 

 

 

-ricca invenzione compositiva

 

 

 

-fantastici spazi scenografici che spingono le figure in uno spazio illimitato

 

 

 

-colori fortemente contrastati, ma schiariti e luminosi

 

 

 

-pennellata rapida e guizzante

 

 

 

Venne chiamato ad affrescare il palazzo ducale di Venezia, i palazzi e le chiese di Udine, Vicenza, Verona, Bergamo, Milano, il palazzo reale di Madrid e la residenza del principe vescovo di Wuzumburg. Nell' affresco della volta posta sopra lo scalone della residenza di Wuzumburg, Tiepolo ha affrontato il tema mitologico con una radiosa apparizione, dove, entro una cornice di stucco, figure umane in rilievo sono sovrapposte a figure umane con un sapiente gioco illusionistico che inganna anche l'occhio più attento. La sua pittura è una grande opera teatrale nella quale l'osservatore viene vorticosamente coinvolto, rapito dalla vastità di uno spazio che va oltre i confini archittetonici.

 

 

 

 

 

 

 

Neoclassicismo

 

 

 


Il Neoclassicismo, in letteratura, fu un movimento artistico-letterario che si sviluppò in Europa tra la seconda metà del Settecento e il primo decennio dell'Ottocento, manifestando un orientamento del gusto e delle predilezioni culturali verso la civiltà antica, soprattutto greca, scelta come modello da emulare.

 

 

 

Neoclassicismo e arti figurative
Sollecitato dalla scoperta dei resti di Ercolano e Pompei (le città sepolte dell'eruzione del Vesuvio nel 79 d.C.) effettuati nell'ultimo trentennio del secolo e accompagnato da un'intensa attività archeologica, il Neoclassicismo indica in primo luogo un atteggiamento di ammirazione nei confronti della scultura e dell'architettura greco-latine, riproposte come modelli di perfezione da imitare. L'archeologo e storico dell'arte tedesco Johann Joachim Winckelmann (Stendal, Magdeburgo 1717 - Trieste 1768) è considerato il teorico della corrente; celebre è la definizione che egli da dell'arte classica, nella sua opera Pensieri sull'imitazione dell'arte greca nella pittura e nella scultura (1775).

 

 

 

"II buon gusto che si va sempre più diffondendo nel mondo, ebbe origine in terra greca. [...] la generale e principale caratteristica dei capolavori greci è una nobile semplicità e una quieta grandezza, sia nella posizione che nell'espressione. Come la profondità del mare che resta sempre immobile per quanto agitata ne sia la superficie, l'espressione delle figure greche, per quanto agitate da passioni, mostra sempre un'anima grande e posata."

 

 

 

Nell'ambito delle arti figurative, la riflessione teorica, trovò la sua formulazione nell'opera di due tedeschi, il pittore Anton Raphael Mengs e l'archeologo e storico dell'arte Johann Joachim Winckelmann, che aveva visitato Pompei e Paestum intuendone per primo l'importanza archeologica. Winckelmann propugnò l'ideale di un'arte equilibrata e composta, priva di passionalità, capace di rievocare la naturale semplicità dei tempi remoti della civiltà nell'età di Pericle (Atene, 461 - 429 a.C).

 

 

 

L'imitazione dei modelli dell'antichità corrispose alla volontà di recuperare non soltanto le antiche forme di bellezza, ma anche la razionalità e l'equilibrio morale che quelle forme esprimevano, partecipando in questo degli ideali tipicamente illuministici. La classicità, soprattutto greca, fu vista come una mitica età dell'oro, in cui l'umanità viveva in armonia con la natura ed il bene coincideva con la bellezza.

 

 

 

Il neoclassicismo vagheggiò un "bello ideale" nitido, raffinato, lontano dalla passione. L'esigenza di creare un punto di riferimento e d'ordine fra i grandi sconvolgimenti dell'epoca, generò un neoclassicismo scenografico, di composta bellezza, largamente adottato in epoca napoleonica, che divenne moda e improntò anche l'architettura, l'arredamento, l'abbigliamento

 

http://www.scicom.altervista.org/storia%20sociale%20arte/arte.doc